. Bentornato a casa Julian.( intervista)









Mercoledì non sarà una semplice partita di pallone. L’ingresso sarà ad offerta libera e l’incasso devoluto all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Ci dovete essere tutti. 

Bentornato a casa Re del Gol!










Mercoledì 18 luglio 2018 sarà al Natale Palli per la sua partita d'addio al calcio giocato, l'abbiamo contattato telefonicamente per farci raccontare meglio cosa vuol dire per lui la stella del Casale.

Julian non è un giocatore come tutti gli altri. Non lo è mai stato e mai lo sarà, e chi in quelle due stagioni ha bazzicato per lo Stadio Natale Palli lo ha provato sulla propria pelle. Julian Paolo Uccello arriva da lontano, tanto lontano, ma dopo anni di girovagare per la penisola italiana, è tornato nel suo Canada, ma il legame con questa città non è mai svanito. Anzi. Uccello è un innamorato del Casale e di Casale. E parlarci al telefono è stato qualcosa di sensazionale, da sentire i brividi sulla pelle parola dopo parola. Perché nonostante passino gli anni lui è ancora lì. Sotto il settore. Pronto ad esultare dopo aver segnato l’ennesimo gol con quella stella marchiata sul petto lasciandosi trasportare dal tifo di chi lo ha sempre amato e continuerà ad amarlo per sempre.

Mercoledì 18 luglio alle ore 19 andrà in scena la sua partita di addio al calcio in una sfida amichevole fra una Selezione di Calciatori di Casale Monferrato e i compagni nerostellati della stagione sportiva 2008/2009. Una storia dal sapore dolce ma anche un po’ amaro perché proprio quando la carriera di Julian stava per prendere la svolta decisiva il destino si è messo in mezzo e ha posto anticipatamente la parola fine su tutto. A Julian è stata diagnosticata la sclerosi multipla e dopo pochi mesi dal suo tanto desiderato ritorno a Casale nel 2011, dopo aver esordito in Serie B con la maglia del Crotone, ha dovuto chiudere la sua carriera professionistica.

Un colpo pesante, difficile da somatizzare per chiunque. Non per lui che con grande coraggio e dedizione sta continuando il suo percorso di vita con la solita determinazione. E per una sera, tornando appositamente con un volo intercontinentale nella sua città del cuore, rivivrà le emozioni di quegli anni. Gli scarpini da gioco sono pronti e quale migliore scenario si poteva trovare se non il tanto amato Natale Palli?

Julian, che effetto ti fa tornare a Casale Monferrato?

Tornare al Natale Palli è una cosa speciale, una cosa indescrivibile. E’ stata la mia casa, il posto che ho amato di più nella mia vita. Al Palli ho fatto tanti gol, ho conosciuto tante persone che poi sono addirittura diventati i miei più cari amici. Mi sono innamorato di una stella magica, di una tifoseria incredibile. Non vedo l’ora che sia mercoledì. E’ stato un onore per me vestire questa maglia che è la più bella del mondo così come lo sono i suoi tifosi.

Che cos’è per te il Casale?

Il  Casale è la mia vita. Ci penso quando mi sveglio, durante il lavoro, anche prima di andare a dormire. E’ una cosa che ormai ho dentro al sangue e non riesco a farla andare via. E’ quasi una malattia, una bella malattia. Ho questo amore per questa società perché mi hanno stimato, fatto sentire a casa fin dal primo giorno, accettato e coccolato. Sono troppo contento che il 18 luglio potrò salutare di nuovo tutti quanti.

Sei senza dubbio uno dei simboli del Casale degli ultimi decenni. Un rapporto speciale con tifosi e città. Addirittura ti sei tatuato sul corpo questi colori. Com’è nato questo sentimento?

Ho un rapporto speciale con i tifosi e con la città che si è consolidato con il tempo. Mi sono tatuato sul corpo due tatuaggi: uno dei Boys Casale e l’altro dei Nerostellati. Quando uno si sente a suo agio, amato, questo sentimento cresce davvero ogni minuto. E’ una cosa che mi ha proprio regalato la città, la tifoseria. Mi hanno seguito, creduto e tifato ogni volta che entravo in campo con quella stella addosso. Io mi sentivo un guerriero per tutti voi. Non ho mai mollato e non scorderò mai questa squadra e questa gente.  Avrò sempre la stella nel cuore, anche a distanza, per tutta la vita.

Sono passati dieci anni. Stagione 08/09 tu e Zenga in attacco eravate davvero inarrestabili. Cosa ti ricordi di quella stagione?

Quella stagione è stata bellissima. Dal ritiro fino al playoff con lo Spezia. Dal primo giorno abbiamo dato il sudore, il sangue, tutto quello che si poteva fare per questa maglia. E’ stato il miglior anno della mia vita. Eravamo un gruppo pazzesco. Gente come Zenga, Balsamo, Di Leo, Serra, Balzo. Non ho mai conosciuto giocatori e uomini come loro. Ci siamo stimati, voluti bene, abbiamo sempre guardato avanti. E poi mister Stefano Melchiori è stato bravissimo sia nei momenti difficili a tenerci con il morale in alto, sia nei momenti positivi, quando ci faceva davvero sentire imbattibili. 

Il ricordo più bello che porti nel cuore di quegli anni?

Il ricordo più bello che ho dell’esperienza di Casale è senza dubbio il coro dei tifosi. Voi non ci crederete ma ancora oggi sogno la notte il settore che chiama il mio nome prima e dopo ogni gol. “Uccello che fa gol, Uccello che fa gol..” Davvero. Io ho giocato in Serie B, in C, in D. Nel Milan, nel Crotone, nel Savona, ma l’unica squadra in cui davvero ho lasciato il cuore è questa.

Cosa ti senti di dire ai giocatori che andranno ad indossare la maglia del Casale nella prossima stagione?

Non devi dare per scontato che giochi a calcio. In ogni minuto del giorno può finirti la carriera. Quando mi hanno diagnosticato la Sclerosi Multipla e mi hanno fatto capire che non avrei giocato mai più mi è caduto il mondo addosso. E’ stato duro, non riuscivo a mettermi in pace con me stesso. Ci sono rimasto male e inizialmente ero pieno di rimpianti. Mi chiedevo perché non mi ero allenato più forte, perché non avevo faticato di più. Stretto più amicizie, tirato più calci e segnato più gol. Tutto questo mi avrebbe fatto stare meglio e possedere più ricordi perché ora giocare a calcio è davvero soltanto più un ricordo. E’ normale. Quando sei lì dai tutto per scontato, mi sentivo un toro e che non mi sarebbe mai potuto succedere nulla. E invece ti svegli un giorno ed è tutto finito. Se posso dire una cosa a chi vestirà questa maglia è che ogni giorno che scendi in campo e che rappresenti questa storia devi pensare che sia l’ultima volta. Dare sempre il 100%, l’anima, il sudore e morire in campo dando tutto perché quando uscirai da quel campo potrebbe essere stato il tuo ultimo saluto.

E’ la prima volta che ti apri ufficialmente su questo aspetto delicato della tua vita. Cosa ti aspetti da mercoledì sera?

Se posso avere un desiderio nel mondo è di tornare a giocare con questa maglia. Mi vengono le lacrime agli occhi perché quando hai nel cuore una cosa e non riesci a farla come vorresti è molto duro. Non mi vergogno a dire che farò fatica a stare in campo. La parte destra del mio corpo, soprattutto la zona delle gambe, non è più come quella dei giorni migliori. Zoppicherò un pochino, non sono più il toro di una volta, ma sappiate che il cuore è sempre lo stesso. 

Prima di chiudere ci tengo a ringraziare i Boys del Casale, tutti i gruppi organizzati della tifoseria. La società di ieri, di oggi. E poi due amici speciali. Il primo è Stefano Melchiori che oltre ad essere stato un grande allenatore è un vero amico. Ancora adesso siamo in contatto e mi fa sempre piacere sentirlo. Il secondo è Michele Cimini che è sempre disponibile e sa quanto è importante per me. Era impensabile fare il mio saluto da un’altra parte. Questo è lo Stadio e la città con i tifosi più belli del mondo. Non vedo l’ora di essere lì con voi.

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